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Domenica, 26 05 2013
Introtext News Giurisprudenza Items filtered by date: Agosto 2011

Callegari Martini Avvocati: News & Blog

Giurisprudenza

Dopo anni di discussioni sono stati introdotti dall'ICANN i domini aventi Top-Level Domain .xxx, dedicati all'industria dell'intrattenimento per adulti, che potranno essere registrati a partire dal prossimo mese. Questo comporta da un lato una opportunità di sviluppo per il settore hard, dall'altro in molti casi la necessità, per chi non appartiene a quel settore e non vuole essere associato ad esso, di evitare che i propri marchi o nomi a dominio siano registrati da terzi con il Top-Level Domain .xxx e vengano quindi collegati, agli occhi dei consumatori, a servizi pornografici.

Per evitare che ciò accada, e che venga quindi lesa la "reputazione" di marchi estranei al settore hard, i titolari degli stessi hanno a disposizione un "sunrise period" (dal 7 settembre al 28 ottobre 2011) durante il quale essi potranno sostanzialmente bloccare i nomi a dominio corrispondenti ai propri marchi, così impedendo per l'appunto che soggetti terzi li registrino nella forma .xxx associando il segno ai loro servizi a luci rosse.

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Le cause che Apple ha avviato nei confronti di Samsung per contestare il diritto di quest'ultima di produrre e commercializzare il tablet Galaxy (e non solo) stanno ormai assumendo un profilo globale, la cui mappatura ricorda una partita di Risiko, con svariati fronti di azione. Alcuni mesi fa, già abbiamo trattato dell'avvio del primo contenzioso negli Stati Uniti da parte di Apple in un articolo di questo stesso blog. Ora, gli sviluppi delle cause intentate parallelamente da Apple contro la società coreana nelle diverse giurisdizioni e nei diversi continenti si fanno sempre più complessi ed articolati. I più recenti riguardano il "fronte" olandese, tedesco e - con alcune implicazioni bizzarre - quello statunitense.

Il "fronte" olandese sembra aver assunto una rilevanza non secondaria in questa partita grazie alla tradizione di favore di questa giurisdizione verso le cosiddette "cross border injunction", pur significativamente limitate con le due decisioni della Corte di Giustizia del 13 luglio 2006. Se si osserva come viene attuato l'enforcement della proprietà intellettuale nel mercato globale, sempre più emerge l'esigenza da parte delle multinazionali di trovare strumenti di azione coerenti ed uniformi nell'affrontare le violazioni dei propri diritti: la frammentazione delle singole corti nazionali può così rappresentare un limite per loro, soprattutto quando l'ambito delle giurisdizioni nazionali non corrisponde alle aree territoriali di interesse per il mercato. Il mercato comunitario è - secondo tale prospettiva - un chiaro esempio di questa sorta di sfasamento fra mercato di riferimento e relative giurisdizioni. Ecco quindi che Apple, non a caso, dinanzi alla corte olandese ha azionato più diritti di quelli azionati in altri paesi, ottenendo nei giorni scorsi una decisione che tuttavia non sembra soddisfare le aspettative della società di Cupertino.(…)

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La SNRG Ventures LLC, titolare del marchio registrato statunitense "SHAGBOOK", ha recentemente depositato la propria difesa contro l'opposizione alla registrazione di tale suo marchio da parte di Facebook avanti all'ufficio brevetti e marchi statunitense (USPTO). Nel difendersi, SNRG, oltre a negare la contraffazione del marchio FACEBOOK, ha contestato la validità di quest'ultimo, che secondo la SNRG sarebbe generico e descrittivo e non potrebbe quindi costituire un valido marchio registrato.

SNRG rileva in particolare che il termine "facebook" viene utilizzato da decenni da parte di college, università e confraternite per identificare i tradizionali annuari contenenti i nomi e le foto degli iscritti, annuari che un tempo erano realizzati in carta ma già da prima del 2004 vennero messi online e identificati con tale termine. La "creazione" di Mark Zuckelberg nel febbraio 2004 avrebbe quindi semplicemente assunto un nome generico e descrittivo del servizio offerto, che perciò non potrebbe essere monopolizzato mediante la registrazione di marchio e tantomeno utilizzato per bloccare la registrazione di asseriti marchi simili e confusori altrui, come nel caso in questione. (...)

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Seguendo un trend ultimamente molto diffuso, come abbiamo detto qui in questo blog, anche Apple si è recentemente rivolta al WIPO Arbitration and Mediation Centre per tutelare i propri diritti di nome a dominio: il 27 maggio scorso l'azienda di Cupertino ha infatti depositato ricorso per ottenere la riassegnazione del domain name www.ipods.com che era stato precedentemente registrato dalla società Private Whois Service di Nassau (Bahamas). Il domain name oggetto di contestazione costituiva in realtà un redirect al sito www.mp3gold.com nel quale, sotto il titolo "related searches", si trovava un elenco di link a siti web che proponevano in vendita sia IPOD che prodotti e/o servizi completamente diversi.

Il collegio arbitrale della WIPO ha quindi proceduto alla verifica della sussistenza o meno, nel caso di specie, dei tre requisiti richiesti dalla Uniform Domain Name Dispute Resolution Policy (UDRP) per la riassegnazione del nome a dominio, ovvero che: a) il nome a dominio contestato sia identico o tale da indurre confusione rispetto ad un marchio o altro segno distintivo del ricorrente; b) il resistente non abbia alcun diritto o titolo in relazione al nome a dominio contestato; c) il nome a dominio contesdtato sia stato registrato e venga usato in mala fede. (...)

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Con decisione di qualche giorno fa nel procedimento no. HC10C04385, la High Court of Justice inglese ha ordinato a British Telecommunications (BT), quale fornitore dell'accesso ad internet, di bloccare il sito Newzbin che, assieme ai suoi utenti, è stato ritenuto responsabile di violazione di copyright su numerosi film ai danni degli attori Twentieth Century Fox, Universal, Warner Bros, Paramount, Disney e Columbia Pictures. La decisione, che appare in linea con la giurisprudenza italiana di cui abbiamo parlato qui e qui in questo blog, precisa in particolare che la consapevolezza da parte dell'Internet Service Provider (ISP) dell'illecito commesso da terzi tramite i servizi da esso offerti è sufficiente a giustificare l'emanazione del provvedimento nei suoi confronti, non essendo invece necessario a tal fine che si dimostri che l'ISP era a conoscenza degli specifici illeciti posti in essere dai singoli individui.

Il giudizio contro BT era stato in realtà avviato dopo che gli stessi attori avevano agito direttamente contro il website Newzbin, ottenendone l'inibitoria dal proseguire le proprie attività di violazione di copyright. Il website aveva tuttavia solo formalmente cessato le proprie attività, essendo in realtà stato immediatamente ri-creato un identico website (Newzbin2) gestito questa volta da individui non identificabili e contro i quali non era perciò possibile ottenere tutela giudiziaria. Di qui la scelta di agire direttamente nei confronti del fornitore della connessione ad internet BT per bloccare il sito, dopo che BT, debitamente avvertita, aveva replicato di non poter disattivare l'accesso ad esso in assenza di un ordine del Giudice. (...)

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